zeligConf
 

[ zelingConf ]
[ european meeting of digital counter-cultures ]
[ paris, 15-16-17 decembre 2000 ]  

 

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La zeligConf è finita, viva la zeligAction!

Tanti di noi hanno avuto un po’ di difficoltà a lasciare lo CICP, spazio in cui si è svolta la zeligConf, quanto vi si stava bene. Infatti, il primo grande successo di questo incontro è stato il suo carattere umano. Roba da poco? No, per niente, quando si pensa che c’erano soggetti così diversi e che per la maggiore parte di loro si incontravano per la prima volta. Un grande desiderio di incontrarsi, di scambiare idee, pratiche, agire comunicativo… senza nessuna barriera e ancora meno quella della lingua.

E quindi la prima scommessa di noi organizzatori, ma credo di tutti i partecipanti, era raggiunta: è possibile di riunire in Europa una diversità di soggetti per le loro tradizioni, le loro culture, i loro linguaggi, i loro ambiti, le loro metodologie… e che comunichino fra di loro senza voler imporre una linea ma con una grande voglia di contaminarsi reciprocamente ed aprire percorsi comuni.

Fare una sintesi di questi tre giorni è quasi impossibile e non avrebbe senso. Già diversi contributi sono arrivati e rispecchiano, almeno secondo me, l’atmosfera e i contenuti dei dibattiti svolti. Sul piano delle proposte la zeligConf è stata quella che doveva essere: un primo momento di incontro in cui si elencava i bisogni, le necessità, le esperienze attuate, le forze in campo, i saperi e le competenze in possesso, i desideri, i dubbi – ovviamente spesso diversi ma molto compatibili – e le prime proposte concrete, materiali ed immateriali.

Riterrò tre dibattiti, nonché gli altri siano stati di minore importanza durante la conferenza e che non avranno futuro, ma perché per me sono quelli che mi appassionano di più e in cui penso portare il mio contributo.

Cominciamo per quello in cui sono il meno esperto, ovvero il più carente: la rete di scambio dei saperi e delle competenze.
Non è facile di mettere assieme gente che va dai grandi programmatori del free software, passando ad utenti del free software per finire a quelli come me che sono ancora schiavi di Bill Gates. Eppure l’incontro è stato molto proficuo. Come per tutto il resto, tra l’altro, deve essere un work in progress, a geometria variabile, secondo le attese e i bisogni di ciascuno. La proposta di Fred di April è secondo me vincente per lanciare questa rete: elencare i bisogni di un’associazione in materia di software e creare un server in cui si possono scaricare un package di software con una guida molto dettagliata on line per l’installazione. Un’assistenza on line potrà venire arricchire ed aiutare l’utente principiante ma soprattutto l’esperienza di ciascuno dovrà essere messa in circolazione per raggiungere un alto livello di cooperazione sociale. Ovviamente, il progetto dovrà essere portato, almeno all’inizio, dagli “esperti” ma con un chiara volontà da parte degli altri di non consumare passivamente e di diventare a la loro volta esperti (su questo argomento, vedi l’articolo, “tutti esperti!” di Aris Papathéodorou). La competenza era molto diffusa su questo argomento e credo che un lavoro fra April, LOA Milano, Samizdat e Sindominio (scusate se ho dimenticato qualcuno) può dare velocemente primi risultati.

L’esperienza appunto dei LOA in Italia o di Sindominio a Madrid può anche essere ripresa in tantissime città europee. Corsi di formazione sul free software possono non solo permettere la diffusione di competenze ma anche sviluppare esempi concreti di cooperazione sociale.

La creazione dell’agenzia europea di comunicazione. Quest’argomento mi molto caro e devo dire che avendolo proposto io, non mi aspettavo che una parte del dibattito fosse stato sulla legittimità di una tale esperienza. Non voglio tornare su quello che è stato detto ma che sia chiaro questa proposta non ha nessuno scopo di diventare egemone sulle altre realtà della comunicazione militante. Ma forse, semplicemente, è il nome “agenzia” che ha creato questo stupore. Tuttavia, nulla potrà convincermi che per globalizzare le lotte non ci sia bisogno di globalizzare l’informazione. Globalizzare non significa centralizzare, anzi! È permettere alle realtà locali di aprirsi ad altre ma anche di costruire un linguaggio comune per sviluppare, allargare le proprie lotte e contaminarle con le esperienze di altri. Il dibattito è quindi tutto aperto e voglio di nuovo fare una proposta concreta. Senza definirla con un nome specifico (agenzia, rete, forum,…) partiamo di un discorso che è stato comune a tutti i presenti. La necessità di comunicare e di lanciare campagne di informazione e di lotte sulla proprietà intellettuale e contro la brevettabilità. È, secondo me, facile di creare un spazio di dibattito e di proposte concrete di lotte su questo argomento che rappresenta una delle centralità del nuovo paradigma del capitale. Questo potrebbe permetterci di verificare non solo da subito metodi di lavoro (pluralità del discorso, dei soggetti,…) ma anche la nostra capacità a coinvolgere altri soggetti non presenti alla zeligConf ma molto interessati all’argomento. E potremmo trovare diversi tipi di informazione dall’analisi sulla proprietà intellettuale, a quella sulla diffusione dei saperi, dai problemi concreti conseguenti della brevettabilità (software, farmaci, cultura, vivente, agricoltura,…) per culminare con l’organizzazione di una giornata europea di lotta contro questi maledetti brevetti.

Ma è possibile anche di immaginare un spazio temporale di comunicazione sui grandi appuntamenti di lotte globali come succederà fra poco a Davos in cui diverse realtà decidono di unire le loro forze per coprire l’evento e darli appunto una valenza transnazionale.

Il terzo cantiere è molto legato ai due primi. Si tratta di un lavoro più centrato sull’analisi, la teoria. La rivista Multitudes ha portato un grande contributo durante questi tre giorni ma credo che questi tre giorni alla loro volta sono stati proficui per il dibattito in corso all’interno della rivista.
Free software, cooperazione sociale, reddito di cittadinanza, proprietà intellettuale, brevettabilità… tanti concetti ma anche pratiche da analizzare per capire meglio le trasformazioni in atto e anche i percorsi validi da sviluppare per chi non pensa che questo mondo è l’unico possibile…

Ecco certo questo testo è ancora un po’ confuso ma questo è dovuto in grande parte all’intensità e alla qualità dei dibattiti di questi tre giorni. E adesso, attiviamoci per entrare nel concreto del materiale e dell’immateriale.

Ciao tutti
Ludo
 

 

 


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