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Tutti esperti ! Reti di scambio di saperi tecno-scientifici

"Se vi ritengono primitivi, datevi alla tecnica; se vi ritengono tecnici, fate i primitivi. Per quanto mi riguarda, io sono del genere ipertecnico. Quindi ho deciso di essere il più primitivo possibile. Benché, ai nostri giorni, si debba assolutamente essere tecnici, non fosse che per aspirare semplicemente ad avere il ruolo di primitivo" - Da "Johnny Mnemonic", un racconto di William Gibson.

La comunicazione digitale è indissolubilmente legata all'informatica, al punto che la storia stessa delle reti si confonde in più di un punto con quella delle sue tecnologie tanto materiali che informatiche. Internet è il prodotto della rivoluzione micro-informatica e di Unix; cosÏ come i progressi del know-how informatico, e in particolare del Software libero, devono moltissimo alle potenzialità cooperative offerte dalla rete delle reti.

All'interno di questo processo si sono costituiti soggetti collettivi multipli, le famose "comunità virtuali" di Howard Rheingold, che hanno acquisito e/o sviluppato forme di know-how particolari e specifiche. Dalla semplice utilizzazione degli strumenti informatici di comunicazione via Internet allo sviluppo del codice informatico; dall'invenzione degli utilizzi (ad esempio, l'utilizzazione dei newsgroup da parte delle ONG) all'invenzione di nuovi linguaggi di programmazione (Perl, Python, PHP per citare solo i più conosciuti) fino alla creazione di sistemi di sviluppo liberi (BSD, GNU/Linux, ma anche tanti altri).

Oggi, con la "massificazione" dell'accesso a Internet, con l'interesse crescente che suscita un sistema come GNU/Linux, mi sembra che una delle scommesse più grandi - per il software libero e per Internet - stia nella questione della trasmissione dell'expertise, nella diffusione del know-how, nell'allargamento dei processi cooperativi.

"L'atto tecnico mette in opera un know-how e conoscenze tacite, che sono depositate nel corpo dell'operatore sotto forma di memorie incarnate, come i gesti e le posture". Il processo di appropriazione individuale delle competenze tramite le strutture comunitarie ha fatto le sue prove, e resta in larga misura operativo. Allo stesso tempo, la chiusura "identitaria", un certo elitarismo diffuso, cosÏ come l'afflusso massiccio di utilizzatori neofiti, contengono il rischio dello sviluppo di un dualismo tra un corpo indistinto di utilizzatori e cerchie ristrette di iniziati, fossero pure soggetti ibridi tra culture tecniche e modalità d'uso sociali.

Al percorso iniziatico individualizzato e, per forza, altamente selettivo, bisogna opporre un altro modello di circolazione dei saperi, un processo aperto di acquisizione del know-how e di circolazione delle esperienze. Le estese possibilità di scambi offerte dalle reti e le risorse in strumenti di lavoro cooperativo offerte dal Software libero rendono una tale ipotesi non solo possibile, ma anche praticabile;

Vorrei dunque partire a questo punto da un insieme di notazioni generali, da una veloce osservazione del processo di cristallizzazione di un'intelligenza collettiva attorno al cyberspazio, per tentare di argomentare la necessità di reti di scambio di saperi tecno-scientifici.

Un bacino di intelligenza sociale

La molteplicità delle pratiche di hacking che si sono sviluppate in questi ultimi venti o trent'anni grazie alla crescita di Internet e all'esplosione micro-informatica, nella loro diversità e dispersione, costituiscono un vero bacino d'intelligenza sociale di cui il Software libero è oggi, in qualche modo, la produzione più compiuta.

Ma sarebbe falso limitare il fenomeno alla sola apparizione sul mercato di "prodotti finiti" - software più performanti, più "user friendly" o più facili ad adattarsi per utilizzatori consapevoli -, o non vedere in questo altro che il semplice emergere di un nuovo paradigma economico (quello della "new economy" per stringere) particolarmente estensibile.

La cultura hacker dapprima, nel modo empirico di un diritto consuetudinario, poi il movimento del Software libero, come affermazione direttamente politica, ponendo come centrale la necessaria libertà di circolazione e di utilizzo del codice sorgente, praticando di fatto la cooperazione produttiva nell'innovazione informatica, hanno prodotto molto più che linee di codice: hanno contribuito ad una larga diffusione dei saperi tecno-scientifici al di fuori delle sole cerchie di esperti; hanno ampiamente sfumato la distinzione tra produttore (del codice) ed utilizzatore (del software, cioè del codice compilato).

Siamo cosÏ di fronte, per la prima volta forse, in modo cosÏ chiaro, a un ciclo di produzione e di innovazione sociale cooperativo, collettivo e comunitario, che investe una moltitudine di soggetti fuori da tutti gli schemi classici - impresa capitalista o commessa pubblica - della divisione del lavoro, al di là delle sole sovradeterminazioni del mercato, e che ripropone il primato del valore d'uso, dell'utilità sociale, non solamente del "prodotto" ma di ciò che contiene come sapere, innovazione, processo e affetto.

La rivoluzione del "Libero" consacra cosÏ un modello in cui l'innovazione e la produzione si fondono non più su una logica gerarchica d'impresa, ma sul vero bacino d'intelligenza sociale costituito, certo a titoli diversi, dalle equipe di sviluppatori e dagli utilizzatori, dagli iniziatori dei progetti e da coloro ai quali questi si rivolgono.

La struttura che connette

La rivoluzione informatica (dalla nascita di Unix a quella di "Linux" passando per il progetto GNU) non avrebbe certo avuto luogo senza lo sviluppo simultaneo delle reti e la loro convergenza, poi, in Internet. I forum (newsgroup) e le mailing list, in particolare, hanno giocato un ruolo determinante nella circolazione, ma anche nell'allargamento delle possibilità di cooperazione e di sviluppo comune per la produzione di una moltitudine di componenti software.

Per meglio dire, è Internet che ha permesso che questo processo - all'inizio proprio solo alle "comunità virtuali" degli hacker - si estendesse in modo spettacolare a una massa di soggetti diversificati: semplici "utenti" desiderosi di diventare anche "attori", studenti che vogliano accrescere i loro strumenti di ricerca nonostante le dotazioni insufficienti delle università, adolescenti eccitati dalla sfida "tecnica", militanti di associazioni alla ricerca di soluzioni informatiche "a basso costo", ecc. L'innovazione del software è cosÏ uscita dai laboratori della ricerca scientifica di punta, dove si giocava tutto negli anni 50-60, e anche dalle equipe d'impresa, per investire un campo sociale molto più vasto.

Di fatto, Internet, come struttura che connette, costituisce oggi la forma stessa dell'organizzazione molecolare di questo formidabile ciclo di produzione immateriale. I gruppi di programmatori di GNU/Linux - i famosi LUG -, le comunità di codificatori in Perl o PHP, diverse equipe di tipo hacklabs o medialabs, alcuni progetti di software libero o ancora lo sforzo formidabile per mettere in linea documentazioni, traduzioni o tutorial vari e diversi, trovano su Web una visibilità assolutamente favorevole al loro sviluppo.

Una visibilità che non è, in questo caso, una semplice messa in scena, pura rappresentazione spettacolare, ma soprattutto un'apertura su possibilità effettive di collaborazione e di arricchimento reciproco, non solo tra le equipe di sviluppo e gli utilizzatori, ma anche tra gli utilizzatori stessi. I forum su Web (webBBS) o le mailing list di utilizzatori del software, sono cosÏ ricche di questa circolazione produttiva di saperi, di questo scambio di esperienze e d'inventiva tra utilizzatori, che contribuiscono ad un miglioramento del codice, di sicuro, ma permettono soprattutto la costituzione e la diffusione di "know-how" tra questi, proprio come l'innovazione negli usi possibili di certo software o certi script.

Il cyberspazio è oggi, per definizione, il territorio senza limiti dove si dispiega questa formidabile intelligenza collettiva.

Autonomia e cooperazione

Nello stesso tempo non si dà avvento profetico dell'intelligenza collettiva. Lo sviluppo di massa dell'utilizzazione di Internet e la crescita formidabile dello sviluppo del software libero e/o open source, benché fondato essenzialmente sulla potenza di creazione e di produzione sociale delle "comunità virtuali", ne segna anche, allo stesso tempo, certi limiti.

Il paradigma comunitario in effetti, se resta, senza dubbio, largamente operante a livello stretto dello sviluppo informatico - e largamente più operante, in ogni caso, del modello "taylorista" di un'innovazione separata della produzione e degli utilizzi, chiusi nei laboratori professionali ed il sistema del codice proprietario -, si rivela allo stesso tempo decisamente troppo stretto per far fronte alla moltiplicazione e diversificazione delle figure sociali che agiscono sui territori della comunicazione.

Di fianco al modello dell'utilizzatore-attore qualificato, simbolizzato dalla figura dell'hacker, di fianco a forme di auto-organizzazione comunitarie che abbondano nel cyberspazio, appaiono anche le molteplici declinazioni dell'internauta-massa, un insieme proteiforme di soggetti per i quali, nel migliore dei casi, il rapporto con Internet è da principio un rapporto di utilizzazione dei servizi o, eventualmente, un "dirottamento" di questi servizi a uso personale o collettivo.

Questo "internautariato", se è capace di produrre utilizzi intelligenti delle reti, come durante il movimento degli insegnanti dell'inverno 2000 in Francia, si ritrova ben presto rinchiuso nello spazio segnalato dell'offerta commerciale su Web. Un esempio significativo: la presenza massiccia di mailing list associative o militanti sui servizi di portali commerciali come eGroup, Listbot (Microsoft),Voila (France Telecom), Topica, etc.

Non bisogna illudersi, l'utilizzazione del Software libero, e delle risorse comunicative di Internet che poggiano su questo, pur essendo passate da cerchie ristrette di un'elite di programmatori a numerose comunità ampie ed aperte, resta un fatto largamente minoritario. Il modello dell'internauta-consumatore, utilizzatore passivo e cliente potenziale dei portali del Web, resta largamente dominante e lo sarà sempre, visto che l'accesso a Internet continuerà a essere diffuso anche presso coloro che sono tagliati fuori tanto dalla storia della rete, quanto dalla lunga marcia dell'informatica libera e dalle ribellioni soggettive che hanno contribuito a costruire Internet almeno quanto il comando militare dell'Arpa.

Saperi tecno-scientifici in rete

Richard M.Stallman insiste oggi particolarmente sull'importanza strategica che per il Software libero riveste la documentazione, o piuttosto dello sviluppo di una documentazione libera. Ciò che manca in effetti crudelmente oggi non è tanto il "codice di qualità" - il ciclo produttivo del software ne produce a cadenza sfrenata -, ma manuali liberi che permettano agli utilizzatori di acquistare, condividere e coprodurre saperi e forme di expertise, che permettono di avanzare concretamente verso l'obiettivo dell'utilizzatore-attore, cioè di un utilizzo cosciente, creativo ed innovativo generalizzato degli strumenti informatici.

L'intelligenza sociale sperimentata in questi ultimi anni dai differenti soggetti sociali che popolano il cyberspazio deve ormai, in un certo modo, trovare i mezzi per sorpassare i limiti di un quadro micro-comunitario - genere di ghettizzazione per affinità - per circolare e diffondersi, per investire livelli "di massa", per conquistare aperture in direzione dell'insieme degli utilizzatori oggi prigionieri del consumo di prodotti proprietari non tanto per "comodità", quanto perché il possesso della "tecnica" costituisce oggi un muro che sembra loro insormontabile.

Questo significa concretamente che le pratiche di cooperazione produttiva, che hanno fatto le loro prove sul terreno ristretto del software, possono e devono essere estese ad altri settori cognitivi, ma soprattutto ad altri soggetti sociali. Al di là dello slogan, il punto sta nell'inventare ora istanze materiali e sociali che permettano una circolazione effettiva dei saperi tecnici, degli usi particolari e delle innovazioni pratiche. Creare istanze di pubblico accesso all'expertise, o piuttosto a forme d'expertise, che si iscrivano in una piena utilizzazione delle potenzialità del Software libero e di Internet, per dare a ciascun utilizzatore la possibilità di accedere al "codice sorgente" delle tecno- scienze della comunicazione.

Un progetto che è, in primo luogo, quello di potenziare le risorse esistenti. Essenzialmente, l'esperienza accumulata dai server alternativi, dai siti specializzati e dai gruppi di utilizzatori, dal circuito delle mailing list e dei newsgroup, ma anche dal percorso personale di numerosi internauti ed utilizzatore di software liberi, che costituiscono una vera miniera di ricchezze cognitive. In secondo luogo, le possibilità offerte oggi dall'articolazione tra le basi dei dati e il Web (in particolare grazie a linguaggi di scripting come Perl o PHP) per costruire sistemi aperti, flessibili, comunicanti e decentralizzati di circolazione e scambio di dati.

E dunque concepibile, a brevissimo termine, un dispositivo di mezzi e volontà che autorizzerebbero una circolazione produttiva dei saperi tecno-scientifici - sotto forma di tutorial, manuali, file di configurazione o linguaggi - fuori dai circuiti accademici dell'apprendimento e/o dei percorsi individualizzati d'iniziazione, come contributo (anche minimo) alla costituzione reale di questa intelligenza collettiva di cui Internet e il software ci fanno assaporare l'ebbrezza.

Aris Papathéodorou
Trad. Silvia Rossi per Sherwood Tribune
 

 

 


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